Cari amici, vi copio e incollo questo scritto di Silvano.
Trovo delizioso quest’uomo.
Diffondetene il verbo.
Il mistero del mai (Silvano Agosti)
Nulla unisce più profondamente il sole alla terra della distanza che li separa. Incontro spesso persone ossessionate dal fatto che la persona “da loro amata” “in certo senso” “ogni tanto”, la sentono lontana. Gianni, esperto in territori d’amore, mi dice. “Devi sapere che due anni fa mi sono innamorato.” “Ma se ti ho sempre detto che l’innamoramento è un sottogruppo della meningite…” Dico sorridendo. “Insomma due anni fa vedo Cinzia e “mi innamoro”, come si usa dire “perdutamente”. So che, all’inizio di una relazione, si richiede una stabilità della presenza e decido di rimanerle accanto ogni sera, nessuna esclusa. Per due anni ci riesco. Poi mia sorella mi dice che viene a Roma e ha bisogno di parlarmi e rimanere sola con me. Con la massima cautela, comunico a Cinzia che “venerdì” non potremo vederci perché ho promesso a mia sorella di cenare con lei. All’improvviso la cara Cinzia mi fa questo strano e involontario “regalo”. Con l’aria di chi mi sta vedendo per la prima volta e, con un leggero tremolio delle labbra dice sprezzante “Non stai mai con me.” “Dopo che siamo rimasti a tu per tu ogni sera per due anni, nell’ipotesi di saltare un incontro, spunta la luna violacea del “mai”. Tu non stai mai con me. Che ne dici?” “Dimmi prima che ne dici tu.” “Beh, ormai non chiedo altro. Dico che la storia di Cinzia nasconde un territorio nevrotico, forse perfino una disperazione.” “Che tu certo non hai risolto con i tuoi due anni di dedizione totale.” “Avrei fatto meglio a non fare esperimenti.” “Il fatto è che tutto parte dall’innamoramento che, come vedi, non include l’amore ma solo appunto la fissazione del possesso. Mentre con la decisione serena e lucida di amare qualcuno, il sentimento d’amore non si riferisce né dipende mai dal comportamento dell’altro.” “Comunque ho deciso di lasciar perdere e tornare libero. Vedrò di imparare meglio.” Torna alla mente una delle rivelazioni più atroci che io abbia ricevuto sulla convivenza affettiva mentre facevo a Parma una ricerca sulla tenerezza la sensualità e l’amore. Ho intervistato in tre anni 7000 persone e ne sono rimaste 7, che ho incluso nel mio film D’amore si vive. Un alto burocrate allora mi ha detto “So che lei sta facendo una ricerca sull’amore. Bene io le dico che ogni sabato sera sudo, rantolo, arranco sopra mia moglie, ma ho un pensiero che mi sostiene, che dopo sarò libero per una settimana.” Non l’ho riferito a Gianni, per amore.
Vi invito a leggere anche questo frammento:
Una bimba di tre anni mi ha detto.
“Se mi racconti una storia bella non morirai più.”
Invito sorprendente e, data la posta in gioco, nasce subito il desiderio di osare.
“C’era una volta una gallina piatta.
Era nata così e non c’era niente da fare.
Poteva beccare grano dalla mattina alla sera ma rimaneva sempre usuale, piatta come un foglio di carta.
Si vergognava di essere tanto piatta tanto che vista di fronte letteralmente spariva.
Allora faceva del suo meglio per non esser presa in giro e si arrotolava su se stessa fingendo di dormire.
“Ma perché si vergognava. Doveva essere contenta, dato che era la sola gallina a essere piatta.” Mi dice la bimba, evidentemente molto coinvolta dalla storiella.
“Al contrario la povera gallina piangeva sempre e si nascondeva perché anche le uova che faceva erano piatte. Finalmente un gabbiano la solleva col becco e la porta volando fino al mare.
Vola sfiorando l’acqua e la gallina vede alghe e pesci, meduse e cavallucci marini, pesci grassottelli e rotondi,poi, finalmente si trova a tu per tu con una sogliola, piatta come lei, ma fiera di esser piatta.”
“Lo vedi? Io sono felice di essere piatta, perché tu vuoi continuare a piangere?” Così avrebbe certo detto la sogliola alla gallina piatta, se non fosse stata un pesce. Ma i pesci sono muti.”
“Allora chi lo dirà alla gallina piatta di essere felice d’esser piatta?” Chiede la bimba.
“Glie lo dirai tu.”
“Eh già io posso farlo perché non sono mica un pesce.”
Nata nel 1974, Alexia si interessa al web nel lontano 1999 grazie ad un corso di formazione regionale. Crea le sue prime pagine html dapprima con programmi wysiwyg (Dreamweaver), poi direttamente con notepad ++. Inizia a creare siti web nel 2001. Pur essendo amante delle interfacce, studia php assecondando la sua grande curiosità. Lavora in campo digitale per molti anni e si butta poi nel favoloso mondo della seo. Artemedialab nasce come laboratorio sperimentale nel 2008 e diventa nel 2020 azienda individuale. Attualmente insegnante di informatica nella scuola primaria, docente nei corsi di formazione professionale per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, media educator.

Ciao Alexia era un bel po’ di tempo che non vedevo la tua luce accesa, mi ha fatto molto piacere leggerti nuovamente.
Viva la gallina piatta e la bambina che la convicerà di essere speciale e viva quelle sette persone che ancora resistono.
Un abbraccio e buone festività,
Vincenzo.