Questi miei appunti, risalgono al dicembre 2005. E riguardano un viaggio molto importante per me, per la mia formazione.
Li riproduco qui, per non perderli e per condividerli con voi. Anche se non sono ben scritti, e un po’ me ne vergogno.
Ma sono parte del mio “Archivio umano”.
Nel dicembre del ‘95, dopo un anno e mezzo di “militanza” nel Collettivo Azione Pace, ho sentito l’esigenza di visitare i luoghi nei quali il gruppo opera ormai da tempo. Non era il timore che mi accadesse qualcosa a bloccarmi: ho affrontato questa esperienza con l’incoscienza di chi non conosce il reale pericolo. Ciò che non mi permetteva di prendere una decisione al riguardo era il pensare alle obiezioni dei miei genitori, alle loro paure, al pensiero di voler fare qualcosa contro la loro volontà. Desideravo prendere tempo per spiegare loro quanto ritenessi importante andare oltre le immagini viste alla televisione, le informazioni non sempre veritiere fornite dai mass media. Volevo che i miei occhi potessero vedere senza filtri di ogni tipo. Forse ingenuamente speravo che la guerra nei Balcani fosse una delle tante trovate giornalistiche e che le immagini frammentarie mostrate nel corso dei telegiornali fossero mera finzione.
Naturalmente così non è stato e mi sono ritrovata a constatare la realtà. Se penso alla malinconia, alla sofferenza quasi fisica provata nel vedere un intero paese desolato, le case scoperchiate ed annerite dalle fiamme, lungo la strada che portava a Korenica! Sopra di noi la neve scendeva, quasi a purificare quel paesaggio così lugubre, silenzioso, quasi spettrale. Persone come noi, cullate tra le braccia delle nostre grandi città, incapaci talvolta di valutare e capire la sofferenza altrui, non possono non chiedersi anche solo come sia possibile accettare di vivere nella casa del “nemico”, quel nemico che ha ucciso i tuoi bambini e ha stuprato le tue donne; o come si faccia a viaggiare per ore ed ore dopo aver visto la propria casa bruciare tra le fiamme, con l’obiettivo di varcare il confine durante un gelido inverno che non finisce. Convivere non è semplice, soprattutto nella miseria; quando tutti vivono di stenti la diversità di etnia semina indifferenza (che talvolta è uguale alla morte), anche a scapito di quei “nemici” che forse con la guerra non volevano averci niente a che fare.
Quella gente però ha mille risorse (ancora); non è facile sperare in un futuro di pace che non sia fittizia ma solo la speranza può destare gli animi di adulti e bambini che devono ricostruire le loro case e le loro vite insieme.
Ho trovato umanità a Korenica; l’ho trovata nei cuori di persone semplici che mi hanno donato i loro sorrisi nonostante dovessi essere io a sentirmi in debito con loro. Pochi riuscirebbero a conservare quella dignità in una situazione così precaria e devastante. Ho visitato a lungo la piccola scuola, mi ci sono rifugiata per pensare e riflettere, nascosta da occhi indiscreti e curiosi. Dietro una grande vetrata, guardavo verso l’esterno un militare di guardia che camminava avanti e indietro per il piccolo sentiero. Pensavo a quel giovane soldato e a tutti coloro che in questa guerra hanno perso anni di vita serena perché qualcuno a voluto sostituirli con mesi e mesi di paure, violenze, dolore, rassegnazione. Ragazzi mandati a combattere… in onore di che cosa?
(Dic 95)
Nata nel 1974, Alexia si interessa al web nel lontano 1999 grazie ad un corso di formazione regionale. Crea le sue prime pagine html dapprima con programmi wysiwyg (Dreamweaver), poi direttamente con notepad ++. Inizia a creare siti web nel 2001. Pur essendo amante delle interfacce, studia php assecondando la sua grande curiosità. Lavora in campo digitale per molti anni e si butta poi nel favoloso mondo della seo. Artemedialab nasce come laboratorio sperimentale nel 2008 e diventa nel 2020 azienda individuale. Attualmente insegnante di informatica nella scuola primaria, docente nei corsi di formazione professionale per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, media educator.
