Sono una persona contemplativa. E mi viene la tachicardia, con certe persone. È la bellezza della crescita che leggi, nei loro volti.
Anche una ruga. Un modo diverso di guardarti.
Un gesto nuovo, nella loro valigia di gesti.
Non più confezione, non hanno bisogno di dimostrare nulla se non sé.
Finalmente, dopo anni, ti mostrano che sì, dentro c’è una caramella… non solo la confezione con su scritto “Sperlari” (sulla confezione della persona di cui sto parlando però c’era scritto “RIZLA”).
Lo so, è in disuso, il cuore. È fuori moda.
Fa troppo sentimentale. E se sei sentimentale, oggi, è come avere un vestito vecchio, che non mette nessuno. È come credere in qualcosa che sai che non esiste.
Ci sono dettagli che io ricordo, dettagli che agli altri passano inosservati.
Ho sempre pensato di avere una pessima memoria.
Invece il mio presente è ricco di passato.
Ricordo tante persone.
E tante cose.
Movimenti di macchina. Cambiamenti di prospettiva.
Carrellata in avanti, in avvicinamento.
Ho sempre pensato che baciare qualcuno, ad esempio, sia un bel modo per cambiare prospettiva.
Non andarci a letto. Solo baciarla.
A volte neanche quello, basta avvicinarsi un po’ e ti accorgi di avere davanti qualcosa di morbido e accogliente, in cui vorresti rifugiarti.
Sara, la mia amica immaginaria, dice che le viene un brivido poco prima di baciare qualcuno.
Un brivido che preferisce a qualunque altro brivido prima di qualunque altro evento, anche il più piacevole.
Luca, il suo amico e secondo mio amico immaginario, non la pensa allo stesso modo perché è un maschio e di brividi ne vuole avere più di uno, simultaneamente.
Ci sono alcuni avvicinamenti, alcune carrellate che non dimentichi anche quando tutto è rimasto in sospeso.
Quando non sai più niente di lui o di lei.
È bello anche solo il ricordo, dell’essere stati.
E visto che sono contemplativa, di tanto in tanto mi sdraio sul letto, guardo il mio soffitto verde e con gli occhi socchiusi immagino un finale diverso da quella sospensione.
Alle volte preferisco che sia un finale netto, non un lieto fine ma una FINE comunque, di qualsiasi tipo.
I finali sospesi alla Carver (editato-da-Lish), mi piacciono solo in letteratura.
Oggi pensavo: La mia vita è stata una specie di groviera, con enormi buchi di sapere, conoscenza di fatti.
Non so come certe storie siano andate a finire.
Non si può sapere tutto degli altri. A un certo punto, gli altri vivono senza di te, senza che tu sappia.
Poi, per caso, incontri qualcuno che ti illumina e ti dice come è andata a finire.
Il trauma più forte l’ho avuto alle medie.
Quando un bambino a cui volevo bene si ammalò gravemente.
Io sono andata via: da lui, dalla mia scuola media, dal mio quartiere.
E non ho saputo più nulla, tutto è rimasto sospeso.
Uno dei tanti buchi nella mia vita a forma di formaggio.
Per tanti anni mi sono chiesta, quale fosse il destino di Marco. Se quel bimbo biondo, con gli occhi chiari, timido e delicato come pochi fosse riuscito a diventare grande, crescere.
Poi un giorno ho incontrato il suo sguardo, adulto. E l’ho riconosciuto. Ho avuto un moto di gioia: Marco era diventato grande, era quasi vicino a me e forse aveva anche riconosciuto il piglio un po’ timido che assumo, quando voglio evitare gli occhi degli altri.
Ho preso un pezzo di altro formaggio e ho riempito uno di quei buchi.
Un amico, appartenente ai ricordi dei miei 10 anni, mi ha detto: “Tu in questi anni hai vegliato su di noi, e noi non lo sapevamo”.
Forse è un po’ così. Io mi sento legata, affettivamente, a tutti coloro che in qualche modo mi hanno aiutato a essere quella che sono.
Non esiste il male, nessuno mi ha fatto tanto male da farmi essere peggiore.
Anche per il (poco) male che mi è stato fatto, le ferite sono servite a farmi diventare un po’ più saggia.
E ringrazio, quindi, anche coloro che hanno permesso tutto questo.
Nata nel 1974, Alexia si interessa al web nel lontano 1999 grazie ad un corso di formazione regionale. Crea le sue prime pagine html dapprima con programmi wysiwyg (Dreamweaver), poi direttamente con notepad ++. Inizia a creare siti web nel 2001. Pur essendo amante delle interfacce, studia php assecondando la sua grande curiosità. Lavora in campo digitale per molti anni e si butta poi nel favoloso mondo della seo. Artemedialab nasce come laboratorio sperimentale nel 2008 e diventa nel 2020 azienda individuale. Attualmente insegnante di informatica nella scuola primaria, docente nei corsi di formazione professionale per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, media educator.
