Pace pace di Gesù
non lo faccio più!
Brrr brrr facevamo così, toccando con l’indice il labbro e facendolo vibrare.
“Non ti faccio più amico”. Sono offesa.
Sì, sono offesa. Sono offesa perché hai preso la mia bambola preferita e l’hai buttata dal finestrino del treno.
Anzi, non era neanche una bambola. Era uno di quei “babaci” con la faccina di plastica e il corpo cosparso di peluria artificiale. Forse era verde. Peli verdi.
Non so neanche come lo avessi chiamato. Ma Marco, mio fratello, decise di buttarlo dal finestrino.
Ci passavamo un anno e mezzo. Ancora adesso. Sempre un anno e mezzo: non cambia la distanza tra noi.
Forse avevo cinque anni e lui tre e mezzo.
Non era la prima volta che facesse qualche guaio. Qualcuno diceva “marachella” (e anche questa parola, oggi, sa di antico).
Un’altra volta avevamo trovato un uccellino sul balcone. Io e mamma lo tenevamo con cura.
A me faceva tanta tenerezza, ho sempre avuto un animo buono e docile.
Salvo quella volta che ho deciso di dare fuoco a mosche e formiche.
Comunque in linea di massima non ero sadica. Sadica come lui, intendo.
Il mio quasi fratello gemello.
Insomma, il canarino fece una brutta fine. Marco lo prese e lo pestò con i piedi.
Penso di aver pianto.
Forse una delle poche volte, dice mia madre. Perché il più capriccioso era lui.
E piangeva molto spesso. Tipo quando smontava le biciclette e non sapeva rimetterle in sesto.
Che tipo, mio fratello.
E comunque…. “non ti faccio più amico”, mi è rimasto nel cuore.
Quel gesto, quel suono, quelle parole.
Qualche volta mi viene da farlo, ora. Non ti faccio più amico.
E vorrei che si venisse da me e mi si dicesse “Ma no dai, stavo scherzando. Facciamo pace”
E magari si fa pure quel giochino con le dita.
Pace pace di Gesù
non lo faccio più
maledetto diavoletto
che ci ha fatto litigare
Pace pace di Gesù
non lo faccio più.
Che belle queste cose.
Era così facile litigare, ma anche così facile chiedere scusa.
Sì.
Mamma, non lo faccio più!
Sulla stessa scia questo brano dello Zecchino d’Oro.
Non lo faccio più
Dammi un bacio subito:
son qui… son qui…
per chiederti perdono, mamma…
Sulla codina del gatto
lo smalto rosso e blu
non lo metto più…
E quella bionda parrucca
alla zia di Cantù
non la strappo più….
Sotto le scarpe del nonno
le bucce di banana
non metterò….
E nel cappello del babbo
il vasetto della colla
non verserò….
Mamma non lo faccio più:
perdonami… perdonami….
Non lo faccio proprio più
Però… però…
ti devo ancora confessare….
Impariamo l’arte del perdono… e del chiedere scusa?
Nata nel 1974, Alexia si interessa al web nel lontano 1999 grazie ad un corso di formazione regionale. Crea le sue prime pagine html dapprima con programmi wysiwyg (Dreamweaver), poi direttamente con notepad ++. Inizia a creare siti web nel 2001. Pur essendo amante delle interfacce, studia php assecondando la sua grande curiosità. Lavora in campo digitale per molti anni e si butta poi nel favoloso mondo della seo. Artemedialab nasce come laboratorio sperimentale nel 2008 e diventa nel 2020 azienda individuale. Attualmente insegnante di informatica nella scuola primaria, docente nei corsi di formazione professionale per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, media educator.
