La morte del dittatore.

“Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme – sia essa Gesù o Gheddafi – degradano chi li compie a un rango subumano.”  Massimo Gramellini

A volte il popolo necessita di atti plateali per sentirsi riscattato.  Questo ha sì del subumano. Il popolo ha bisogno di simboli, del cadavere. Esibirlo.  Come fu fatto con Mussolini. Tanto Mussolini aveva investito sulla sua immmagine, tanto quella immagine doveva essere deturpata (e Gheddafi come tutti i dittatori teneva molto a questa).
Qualcuno ha male interpretato il discorso di Gramellini, forse non comprendendone il reale pensiero. Il discorso era un discorso sui principi. Sul cosa possa rappresentare un’esecuzione. E parla di catarsi. In queste riflessioni, questi pensieri, non va cercata la concretezza, la situazione reale. Un mondo ideale alla fine è un mondo in cui l’UOMO non ha bisogno di uccidere/deturpare/cancellare i simboli per sentirsi riscattato. E’ un’evoluzione a cui ancora non siamo portati, perchè la nostra cultura ci porta invece ad averne MOLTI e di tutti i tipi.
L’esposizione del corpo e l’oltraggio sul corpo del tiranno appartiene alla storia dell’umanità. Anche la nostra. Anche i nostri resistenti hanno infierito sul corpo. Perchè è atto comune di chi si è liberato. Soprattutto verso quei tiranni che hanno reso la propria immagine un’icona. La nostra fu guerra civile e nazionale al contempo, con tutta la rabbia che questo porta con sè.


Se ami leggere, SBIRCIA NELLA MIA LIBRERIA


Tags: ,

Lascia un commento